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Gennaio 2013

Spending review e valutazione delle politiche

24/01/2013, marco → Segnalazioni letture | Commenti (0)

Un articolo di David Bornstein, pubblicato ieri sul New York Times, è un buon esempio del modo in cui le evidenze prodotte dalla valutazione di una politica dovrebbero alimentare il dibattito pubblico.

L'articolo in questione riprende i risultati di due studi randomizzati, condotti in Pennsylvania tra il 1992 e il 2001, che hanno come oggetto un intervento sanitario volto a ridurre i rientri in ospedale (riospedalizzazioni) di pazienti anziani dimessi da poco tempo. Le riospedalizzazioni precoci rappresentano infatti un notevole costo per la sanità pubblica. Come evitarle? I due studi hanno testato l'efficacia di un possibile rimedio. Per saperne di più sulle due valutazioni si consiglia di leggere il numero 7 di Valut-AZIONE pubblicato questo mese sul sito di CAPIRe.

L'incipit del pezzo di Bornstein merita di essere riportato sulle pagine di questo blog:
"If you’ve listened to the debate on how the United States should avoid going over the “fiscal cliff” over the past months, you might believe that the government has only two options to address its budget woes — either slash social programs, as conservatives favor, or the liberal tack, raise taxes. That’s a myopic view, one that actually distorts the relationship between social programs and society at large. Many of the most effective ones are not a mere expense to be trimmed off a budget; they often can and do save considerable money for society. And they’d be even more economical in this regard if the government invested in their widespread adoption."

In Italia, dove da tempo si parla di spending review, assumendo erroneamente che essa coincida con una politica di tagli (spesso lineari), si dovrebbe riflettere molto sui contenuti di questo articolo, traendone almeno due lezioni molto semplici. Talmente semplici da sfiorare l'ovvio.

Prima lezione semplice: spendere di più oggi può portare a grandi risparmi domani. Naturalmente vale anche il principio inverso: tagliare oggi, senza grande attenzione a dove e cosa si taglia, porta con sé l'alta probabilità che si debbano fronteggiare perdite finanziarie, anche cospicue, nel futuro.

In altri termini, tagliare alla cieca non è mai una grande idea. Neppure in una situazione di elevato debito pubblico.

Seconda lezione semplice: per non tagliare alla cieca e per investire con oculatezza - insomma per decidere con intelligenza dove allocare risorse sempre più scarse - occorre sapere quali sono le politiche che funzionano e quali sono quelle che non funzionano. Occorre cioè essere in grado di distinguere gli interventi efficaci da quelli che lo sono meno o che non lo sono affatto. Su questo punto non ci sono scorciatoie: o si ricorre ad una seria e rigorosa valutazione degli effetti - come quelle descritte nell'articolo - e ci si attrezza per tempo al fine di produrre maggiore conoscenza sulle reali capacità delle politiche di cambiare le cose nella direzione desiderata, oppure ci si ritrova a prendere decisioni sulla base del solo intuito o, peggio, del pregiudizio ideologico. Senza mai poter disporre di una qualche evidenza empirica.